Assistenza

Nelle Case di Accoglienza della Fondazione, site in via Chiadino e in via Valussi, gli operatori sono impegnati nella costruzione di relazioni con e tra gli ospiti.

Un lavoro umanamente importante, perché le persone accolte vivono la maggior parte della loro giornata accompagnati da definiti e al contempo confusi sentimenti di cura, speranza e desiderio di uscire dalla Casa stessa, vissuto come un traguardo di guarigione, o almeno una parziale risoluzione di un problema grave.

Tre sono le aree di intervento degli operatori.

fond-phmm-0987

Gestione della quotidianità

Il clima che si respira nelle case è quello di una quotidianità attraversata da imprevisti, preoccupazioni, conflittualità, momenti di rilassamento, desiderio di chiedere informazioni, orientamento, conforto alle operatrici.

Gli operatori rispondono a queste situazioni con la disponibilità e il riconoscimento reciproco. L’ospite in ogni momento sa a chi rivolgersi e sa che otterrà :

  • risposta a un bisogno;
  • orientamento rispetto alle richieste;
  • mediazione e contenimento di eventuali difficoltà di interazione e condivisione di spazi e ritmi di vita quotidiana, a fronte della contemporanea gestione di culture, esigenze e desideri diversi, ma accomunati da sofferenza non sempre riconosciuta reciprocamente dagli ospiti.

Eventuali momenti di criticità nella gestione delle Case sono affrontati dagli operatori attraverso strategie concordate e sperimentate: colloqui individuali, riunioni di gruppo per individuare le difficoltà e condividere le strategie risolutive.

Niente è lasciato al caso e c’è una grande attenzione alle esigenze degli ospiti che talvolta richiedono risposte perché concentrati, nell’immediato, su problemi, ora reali e urgenti, ora derivanti da una semplice richiesta di attenzione.

Per questo gli operatori adottano metodi di stabilizzazione delle posizioni asimmetriche, un atteggiamento sempre disponibile prima di tutto a contenere le frustrazioni, poi proponendo rielaborazione, analisi e condivisione di strategie per affrontare e soddisfare le esigenze degli ospiti.

Nel libro "La vita secondo me" Messner dice “la paura è l’altra faccia del coraggio… senza la paura non ci sarebbe stato alcun coraggio”. I “nostri” ospiti spesso sono paralizzati dalla paura e le paure che si agitano in loro li inducono in reazioni a volte per noi incomprensibili. Come possiamo aiutarli? Possiamo offrire loro opportunità di sperimentarsi, contano anche le ‘piccole’ esperienze, che possono sembrare banali perché fanno parte della nostra (ma non della loro!) quotidianità. “Solo facendo da sé, si può imparare a essere coraggiosi” dice Messner. Aggiungiamo, facendo da sé con il sostegno di chi ti ‘guarda’, ti trasmette che tu esisti e che ti sostiene in un periodo difficile della vita.

fond-phmm-2291Gestione della sofferenza

Ogni momento caratterizzato da criticità, vissuto nelle Case, ha una causa.

Eventuali conflitti che si incontrano nella quotidianità derivano da condizioni (emotive) di malessere con cui gli ospiti devono confrontarsi.

Per la gestione di tali situazioni viene adottata una metodologia centrata sull’ascolto attivo e la focalizzazione del problema che pone l’ospite in una atteggiamento attivo: fronteggiare le situazioni con capacità anticipatoria sugli effetti e sulle conseguenze delle azioni.

 

Rapporto con enti e istituzioni

Il rapporto con gli enti e le istituzioni è precisamente organizzato e scandito, anche perché, date le caratteristiche dei destinatari del servizio, è quotidiano.

Centrale è la funzione dei volontari impegnati nel trasporto di malati, convalescenti e familiari, da e per gli ospedali di trattamento, in prevalenza il Burlo Garofolo. Ciascun volontario dedica al servizio un giorno fisso a settimana, e ciò permette una pianificazione dei trasporti puntuale e precisa.

Un altro servizio svolto, soprattutto dalle operatrici, è quello di essere l’interfaccia tra le strutture sanitarie e famiglie, per la continuazione delle cure nelle Case di accoglienza.

Viene inoltre adottata una modalità di lavoro d’equipe con la dirigenza e la segreteria, attraverso riunioni settimanali in cui si definiscono e verificano decisioni e obiettivi (educativi, sanitari, istituzionali). Questo al fine di avere un’immagine del lavoro degli operatori, e valutare costantemente l’efficacia dell’azione adottata.