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Lamiya, la tenacia della vita della popolazione yazida

Ci ha visitato Lamiya Aji Bashar, ragazza curda-yazida la cui straordinaria voglia di vita le ha permesso di sopravvivere la follia genocida dell’ISIS.

Per una ragazza così giovane la vita certo non ha potuto avere un contenuto più impietoso. Sopravvissuta al massacro del suo villaggio in Iraq a opera degli jihadisti dell’ISIS, in cui ha perso parte della sua famiglia, è stata imprigionata dai miliziani del “Califfato” e ridotta a schiava sessuale insieme a sei sue sorelle, e come migliaia di ragazze yazide. Venne venduta cinque volte e costretta a lavorare nelle fabbriche di bombe. Ha tentato più volte la fuga, ma ci è riuscita dopo otto mesi di indescrivibile prigionia. Durante la fuga verso il territorio controllato dalle forze irachene, inseguita dai carnefici, rimane ferita da una mina che ha ucciso i suoi compagni di fuga.

Ma questa è solo la sua storia, ce ne sono numerose di peggiori, spiega Lamiya Aji Bashar, ragazza diventata testimone della tragedia del proprio popolo, che oltre alle cicatrici del destino sull’anima, porta anche le cicatrici di un ordigno sul volto, segni di una fuga… fortunata.

“Nelle aree controllate dall’ISIS ci sono ancora almeno 2500 bambini yazidi venduti e sfruttati come piccoli schiavi da parte dei miliziani”, ha dichiarato Lamiya, che ha ricevuto il premio Sacharov 2016 del Parlamento Europeo insieme a un’altra ragazza yazida che ha vissuto la stessa tragedia, Nadia Murad Basee Taha.

Lamiya è stata accompagnata nella visita alla Fondazione Lucchetta dai rappresentanti del Yezidi Council e della ONG “Yezidi Bridge”, che la aiutano a sensibilizzare i paesi europei sulle condizioni della comunità curdo-yazida, dispersa tra Europa, Turchia, Siria e Iraq a causa del tentato genocidio dell’ISIS.

La Fondazione è in prima linea da subito a favore di questa popolazione, e abbiamo ribadito il nostro impegno. Sinora abbiamo accolto una ventina di bambini yazidi con le loro famiglie, garantendo l’accesso alle cure, grazie anche alla collaborazione del progetto regionale “Diamo un futuro agli Yazidi”. La presidente Daniela Luchetta e Mirza Dinay, membro del Yezidi Council e presidente di “Yezidi Bridge” hanno espresso la volontà di saldare la collaborazione della rete delle associazioni e Ong che aiutano gli yazidi, per permettere loro di non scomparire come popolo, per non permettere che l’ISIS raggiunga il proprio obiettivo.

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