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Link 2017, ecco le terne dei finalisti del Premio Luchetta

Nei reportage finalisti una drammatica istantanea dell’infanzia del nostro tempo travolta da guerre, terrorismo, povertà, migrazioni epocali, sfruttamento e abusi sessuali. Le premiazioni giovedì 22 giugno, nella serata “I nostri Angeli” al Politeama Rossetti di Trieste, in onda su Rai1.

Non è un pianeta per giovani: nell’anno del record di candidature al Premio Giornalistico internazionale Marco Luchetta, lo sguardo della stampa restituisce un puzzle agghiacciante dell’infanzia assediata e schiacciata fra guerre e trincee infinite, terrorismo, fame, povertà e siccità, sfruttamento sessuale, lavoro minorile, migrazioni verso approdi di sopravvivenza.

In finale per le Tg News del Premio Luchetta 2017 tre servizi che guardano al Medio Oriente ma anche a casa nostra: Riccardo Chartroux con Walter Padovani ha raccontato su Rai Tg3 “L’inferno di Mosul”, dove la trappola dell’assedio si è stretta intorno ai civili, senza scampo per migliaia di bambini, come il piccolo Mahmoud con un ginocchio spappolato nell’ospedale da campo. Per BBC News Lyse Doucet ripercorre la storia di Bara’aa, nella Siria occidentale: tornare finalmente a scuola non cancella i segni indelebili della guerra. Giammarco Sicuro per Tg2 – Rai2 ha indagato la piaga del lavoro minorile in Italia: si stima coinvolga oltre 260mila bambini, moltissimi nelle maglie della criminalità organizzata.

Nella sezione Reportage scopriamo cos’è il confine d’Europa ascoltando le parole di un bambino e soprattutto guardando negli occhi Aziz, respinto per cinque volte con suo padre: è Valerio Cataldi, già Premio Luchetta nel 2008, a firmare il reportage per Tg2 Dossier. Marco Gualazzini, Premio Luchetta2013, ha invece documentato e denunciato per ilgiornale.it la tragedia senza fine che si consuma nella Repubblica Democratica del Congo sulle giovani donne: 400mila violentate ogni anno, una media di 48 all’ora, quasi una al minuto. E Francesca Mannocchi per Rai3 – Doc3 ci accompagna fra gli sfollati siriani in Libano: uno Stato di 4 milioni di abitanti che ospita circa 1.200.000 profughi siriani, cifre cifre che suonano umilianti per l’Europa e l’Occidente.

Per la sezione Stampa italiana in finale al Premio Luchetta 2017 due emozionanti reportage del Corriere della Sera: li firmano Marta Serafini, inviata nei campi profughi di Hansansham e Debaga, intorno a Mosul, dove ha raccolto le testimonianze di molti ragazzi in fuga sia dalla città irachena che dai villaggi nei dintorni. E Davide Frattini che ha ripercorso l’odissea del piccolo Omran: l’immagine del bambino siriano estratto dalle macerie di un palazzo ad Aleppo diventa il simbolo della guerra che non finisce. Su Left Magazine Laura Silvia Battaglia ha raccontato la tragedia dei bambini yemeniti, vittima di traffici a scopo sessuale o per impegnarli come forza militare, nella guerra fra i ribelli del Nord e i governativi.

Per la Stampa internazionale si contendono il Premio Luchetta 2017 tre grandi testate: El Pais, con Antonio Pampliega che dà voce ai bimbi a lungo sottomessi dall’Isis. Daily Mirror, con Tom Parry dalla Somalia colpita da una delle peggiori siccità negli ultimi 70 anni. E The Guardian, con il reportage di Ruth MacLean da Aleppo, a due mesi dalla fine della battaglia.

Per la sezione Fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Amid Heyadatullah, pubblicato sul Boston Globe: Maimuna, una sfollata bambina di 5 anni, si fa fotografare in un campo temporaneo a Kabul. Di Ashawi Khalil per Huffington Post: una giovane sfollata siriana con una gamba amputata controlla il cellulare nel campo rifugiati di Bab Al-Salam, vicino al confine con la Turchia, a nord di Aleppo. E di Alessio Romenzi – Unicef per l’Espresso un ragazzo nigeriano siede dietro le sbarre del centro di detenzione per migranti irregolari di Garian, 60 Km a sud di Tripoli.

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