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Fondazione Luchetta nell’anno del Covid, argine contro la povertà

Nei primi 10 mesi della pandemia, recuperate e ridistribuite 17 tonnellate di cibo per sottrarre all’indigenza 130 famiglie fragili di Trieste, grazie a una rete di associazioni benefiche e imprese

Il 28 gennaio 1994 Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, inviati della Rai di Trieste, morivano a Mostar (Bosnia-Erzegovina), nella parte est della città stretta d’assedio, mentre stavano realizzando uno speciale sui bambini vittime della guerra nella ex-Jugoslavia. La granata che interruppe le loro vite, risparmiò quella di un bambino, Zlatko Omanovic, che divenne, poche settimane dopo la tragedia, il primo bambino aiutato dal comitato di famigliari, colleghi e amici di Marco, Saša e Dario.

Da allora sono passati oramai 27 anni, Zlatko è un uomo, il mondo è cambiato, ma la condizione dei bambini, nei Paesi più fragili o colpiti dalla guerra, non molto. La Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin tuttavia non si è mai fermata, neppure davanti alla pandemia del 2020 appena trascorso. Anzi, limitata nella sua attività originaria a causa del blocco dei viaggi internazionali, costretta persino a sospendere l’attività dell’appena rinnovato centro di raccolta “Elide” per tutelare dal virus utenti, volontari, operatori e in definitiva i nostri bambini, spesso immunodepressi per le terapie che seguono, la Fondazione ha reagito al Covid.

Nel 2020 la Fondazione Luchetta si è infatti misurata con la fragilità delle famiglie di Trieste che ha improvvisamente investito la comunità, scoprendosi una “potenza” nel sociale. Il servizio di banco alimentare attivo da anni è letteralmente raddoppiato davanti alla difficolta delle persone di arrivare alla fine del mese a causa della pandemia. Le dimensioni della risposta della Fondazione Luchetta emergono adesso, tirando le somme del 2020 concluso. Dagli 8.516 chilogrammi di cibo, in scadenza o non vendibile ma ancora buono, raccolti e redistribuiti a una sessantina di famiglie assistite settimanalmente dalla Fondazione Luchetta nel 2019 (una media di 709 chilogrammi al mese), nei soli mesi della pandemia (marzo-dicembre 2020) il cibo raccolto ha superato le 17 tonnellate, con una media di 1.709 chili al mese. Sono state consegnate nel 2020 un totale di 1.500 spese, non più a 60, bensì a 130 famiglie, di cui 70 segnalate dal servizio sociale del Comune, 30 tramite la Microarea di San Giovanni e altre 30 della zona di Capofonte.

Grazie all’impegno degli operatori Gabriele Zvech e Viviana Taberni, ma soprattutto del volontario Roberto Fava, il servizio quotidiano di raccolta alimentare e consegna alle famiglie non si è mai interrotto, neppure nelle settimane del ‘lockdown’ più rigoroso. Dietro a questo sforzo però vi è una rete di associazioni e imprese che non hanno fatto mancare il loro sostegno. Si tratta Trieste Recupera che garantisce frutta e verdura fresca due volte a settimana, la Fondazione Banco Alimentare con cui la Fondazione Luchetta collabora da anni, il partner Bofrost, e poi i supermercati Lidl di Montebello, i Despar di viale Sanzio, piazza Libertà e viale XX Settembre, Aldi di via Coroneo, e molti altri negozi e privati sempre pronti sostenere tramite la Fondazione Luchetta le famiglie più in difficoltà.

Nonostante il Covid, nel 2020 sono continuate anche le attività ordinarie della Fondazione Luchetta nelle case Valussi e Chiadino, l’accompagnamento dei bimbi all’ospedale Burlo, e l’accoglienza e integrazione nel centro Siproimi “Casa Steffè” di Bristie (Sgonico-Zgonik), sebbene con un numero limitato di ospiti, a causa del blocco degli arrivi per la pandemia. Il 2021 invece già fa vedere degli spiragli per l’arrivo di altri piccoli ospiti bisognosi di cure mediche, e porta in grembo nuove idee e progetti, sempre nell’ambito sociale, con cui la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin intende evolvere ulteriormente per poter fare bene la propria parte quando ce ne sarà più bisogno.