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Un giorno in via Valussi

Una giornata ordinaria con gli ospiti della Casa Valussi. Ecco uno sguardo intimo dentro la Fondazione Luchetta e le persone che la compongono.

L’alba di dicembre annuncia un nuovo freddo mattino. Le strade ancora dormono, ma dal soggiorno di Casa Valussi la luce scalda il “Giardino di Giulia”.

Samanda e il fratellino Eldi sono svegli. Seduti accanto agli zaini scolastici, in attesa della colazione di mamma Afi. I loro sguardi esprimono il ben noto “Chi me lo fa fare?”. “Io e Eldi di solito non facciamo colazione, ci piace dormire di più”, spiega Samanda.

Hadal scende già incappucciato, zaino in spalla, pronto per partire. Ottimista come sempre: “A me piace andare a scuola. Non mi piace fare i compiti”. L’entusiasmo si spegne un po’ quando vede l’inevitabile piatto di cereali in cucina.

Eldi finisce di mangiare per primo, e ha tempo per giocare un po’ nell’attesa che finiscano anche gli altri due. Un minuto di gioco con i doni di San Nicolò; un minuto di contemplazione collettiva dell’albero di Natale; un minuto di cartoni animati. Un po’ di kung-fu per indossare giacche, sciarpe e si può partire verso la vicine scuole.

Sono le 7.45, mentre i tre grandi zaini dondolano giù per via Buonarroti, accompagnati da Afi, la città si è già svegliata.

Via Valussi, oltre che casa di accoglienza, è il centro operativo della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, da cui vengono gestite le altre attività.

Alle 9.00 Billy, operaio e manutentore, è al telefono per coordinare le cose da fare oggi. Ha già ritirato una cassetta di carote e un’altra di banane, che Saeed, lo zio di Hadal, mette a posto. Saeed spesso accompagna Billy come volontario durante la giornata, mentre il nipote è a scuola. C’è bisogno di sentirsi utile, lontano dalla propria quotidianità in Iraq.

Afi invece dà una mano in dispensa a Maria, responsabile delle case di via Valussi e Chiadino. La dispensa è ancora colma di cibo donato da San Nicolò si mette in moto. Bisogna preparare le provviste le altre case e fare la spesa della carne.

“La lista delle cose da fare oggi era diversa – spiega Maria –, ma è normale che i piani vengano stravolti dalle esigenze del momento.”

Intanto Roberto, operatore in borsa lavoro, parte per il suo quotidiano giro dei negozi per il banco alimentare. Si recuperano pizze e altri generi alimentari da ridistribuire a famiglie che la Fondazione assiste in convenzione con il Comune. E’ all’opera anche Daniel, ex inquilino e ora assunto come addetto alle pulizie dalla Fondazione. Oggi tocca a via Valussi, bagno e corridoi.

Per gli ospiti di Casa Valussi la quotidianità è più tranquilla. Il piccolo Ian viene imboccato da mamma Allexandra; Afi sfrutta un momento di pausa per controllare la posta elettronica, poi inizia a preparare il pranzo.

 

Nel pomeriggio c’è il cambio della guardia. A Maria subentra un altro operatore, Alina o Gabriele, che si concentra soprattutto sui bambini. Dopo pranzo, i bimbi fanno i compiti e poi vengono accompagnati alla Microarea di Montebello, per giocare con gli altri ragazzi. Anche se in via Valussi non manca spazio, in Microarea ci sono gli amici, e operatori che li accompagnano. Sono alcune ore preziose che permettono anche ai genitori di sbrigare qualche faccenda familiare.

Finiti gli impegni, la sera ci si riunisce nuovamente in via Valussi. Qualcosa per cena, un po’ di internet, un po’ di TV, due chiacchiere, e pian piano anche Casa Valussi, insieme alla città, si assopisce.

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